Alfredino – L’Italia in fondo a un pozzo

Pagg. 64 – Anno: 2017
ISBN: 978-88-98917-22-8

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Sull’autore

Fabio Banfo

Fabio Banfo nasce a Vercelli nel 1975. Nel 2001 si diploma come attore alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Dal 2003 è membro permanente del Teatro dei Sensibili. Nel 2007 è invitato al Festival Internazionale “INT” in Argentina, con lo spettacolo “Faust”. Nel 2011 cura l’allestimento del “Rigoletto” per il Teatro Regio di Torino. Ha tenuto corsi di regia all’Accademia di Brera e seminari in alcune Università in Cile e Argentina. Nell’estate 2010 scrive e dirige, a Santiago del Cile, “Gopik” per la Universidad de Chile e “Cirano”, prodotto dalla Universidad Finis Terrae. È autore degli spettacoli: “Quello che le donne non dicono” (finalista al Premio “Per Voce Sola” 2014), “Cantos de Hielo” e “Sonetos. Nel 2010 si classifica terzo al Premio Internazionale di Poesia “Mario Luzi”. Nel febbraio 2014, presso il Teatro Franco Parenti di Milano, è rappresentato “L’Inquilino” di cui cura anche la sceneggiatura cinematografica per conto della Kess Film di Berlino. Nel 2015 al Binario7 di Monza debutta “ESPerimento” e viene presentato al festival Internazionale Milano Playwriting Festival, “Kobane”, imperniato sulla tematica dell’Isis e dei foreign fighters. È docente di recitazione ai Teatri Possibili di Milano e al Binario 7 di Monza e presso il Centro MaMiMò di Reggio Emilia. Del 2017 il suo ultimo lavoro, “Alfredino, l’Italia in fondo a un pozzo”, vincitore assoluto del DOIT 2017.

Dopo più di trentacinque anni è stato fatto ancora poco per raccontare quello che è successo, per capire, digerire, metabolizzare quell’accadimento, farlo diventare patrimonio condiviso, dargli quel significato che solo la memoria storica può dare agli eventi importanti di un paese.
Il fatto è che la morte di Alfredino ha prodotto nell’animo di ognuno di noi una ferita così profonda e così violenta da scatenare un forte processo di rimozione, che ha quasi cancellato Vermicino dalla scena pubblica e lo ha relegato in qualche angolo remoto della coscienza individuale. Da cui ogni tanto emerge con intatto dolore e tumulto emotivo.
Ma forse, dopo tanti anni, è opportuno tornare a riflettere su quello che è successo in quelle torride giornate del giugno 1981. Perché Vermicino ha molto da dirci sull’Italia di quegli anni, sul modo in cui il Paese e le sue istituzioni hanno affrontato quella tragedia, sugli italiani di allora e sul nostro carattere nazionale, su come l’informazione e la tv siano state segnate da quell’evento, che ne ha condizionato gli sviluppi successivi.
Il lavoro teatrale di Fabio Banfo e Serena Piazza colma una lacuna e ci aiuta a entrare dentro la vicenda di Vermicino anche con la testa, senza perdere nulla della sua dimensione emotiva (dalla Prefazione di Massimo Gamba).